04.03.2009 - mantova teatro 08-09 presenta CAOS della Compagnia QUELLI DI GROCK
Martedì 10 marzo 2009
Teatro Ariston, ore 21.00
CAOS
di Valeria Cavalli
Claudio Intropido
regia
Claudio Intropido
Quelli di Grock
presenta
scene e luci
Claudio Intropido
coreografia
Susanna Baccari
Valeria Cavalli
con
Susanna Baccari
Roberta Galasso
Gianpaolo Gambi
Luca Gatti
Alessandro Larocca
Andrea Ruberti
Costruito attingendo alle tecniche del teatro-danza, patrimonio consolidato nello stile di Quelli di Grock, Caos si sviluppa intrecciando parole elementari, pensieri e concetti pratici con i gesti della quotidianità. I corpi degli attori-danzatori, mostrati in diretta o ripresi da una telecamera a circuito chiuso, partono da una gestualità banale che progressivamente si trasforma in espressione complessa ed esaustiva. Le coreografie invadono lo spazio e senza sosta i sei attori, quattro uomini e due donne, liberano un’energia esplosiva e travolgente.
La scena è volutamente scarna, composta dallo scheletro di una porta blu o da sedie metalliche stile anni Sessanta, o da piccoli praticabili a forma di scale, su cui salire o scendere in modo ripetitivo e continuo. Sono atti perfettamente riconoscibili, che scorrono nell’arco delle nostre ventiquattro ore e finiscono, per mancanza di valori o intenzioni poetiche, con l’essere incapaci di fissarsi in un’immagine che resista.
Tutto si consuma, tutto si ripete senza soluzione di continuità: gli oggetti, gli ambienti, i contenuti rimandano ed esemplificano il linguaggio atono del vivere moderno, in cui il valore del tempo viene costantemente misconosciuto. Esiste solo un tempo da rincorrere, da usare il più possibile, e non un tempo da vivere, depurato da tutte le abitudini, dalla noia e dalla rassegnazione. E’ il calcolo urbano preciso e meticoloso di orologi che non segnano le ore, ma scadenze di giornate gonfie d’impegni fino a scoppiare. E allora si va via, si parte, si scappa, per cercare qualcosa che rimpiazzi la rassegnazione. Lo sguardo si apre su una città incredula: truppe di uomini e donne, che slanciano una gamba dopo l’altra in andature elastiche, affollano bar, salgano sui tram, si guardano intorno, provano dolore, ridono, piangono, si salutano e competono tra di loro.
Caos può essere definito uno sguardo sul vuoto del vivere quotidiano, ma non uno sguardo drammatico o pensoso, bensì mordace, tagliente, ironico, deformante, illuminante. In Caos non c’è posto per l’angoscia, lo smarrimento, il fastidio: al contrario, tutto avviene all’insegna dell’euforia, di uno sfogo fisico e verbale che diventa sempre più incontenibile e contagioso, fino ad un irresistibile e “torrenziale” finale.
Info e biglietti: Spazio Mtt, via San Longino 1 Mantova. Tel 0376 363079.
Apertura della Biglietteria presso il Teatro Ariston un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
18.02.2009 - VESTIRE GLI IGNUDI per mantova teatro 2008-2009
Martedì 3 marzo 2009
Teatro Sociale
Mantova
ore 21.00
INDIE OCCIDENTALI srl.
POLIS CULTURA
Presentano
VANESSA GRAVINAGIGI DIBERTI
in
VESTIRE GLI IGNUDI
di LUIGI PIRANDELLO
Scene ANDREA TADDEI
Costumi SILVIA POLIDORI
Musiche STEFANO MARCUCCI
Regia WALTER MANFRE’
e con
DANIELA PIACENTINI
FRANCESCO LA RUFFA
e con la partecipazione di
MARCO MARELLI
Note di Regia
Vado cercando periodicamente Pirandello per confrontarmi con lui.
E’ una necessità della mia anima che va al di là del mio essere regista.
E ad ogni nuovo incontro con lui nasce la domanda pressante su cosa di nuovo io possa ancora dire che non sia stato già detto circa la sua poetica e su cosa io abbia potuto maturare su di lui nel tempo trascorso lontano da lui.
Da tempo è svanita in me la voglia di raccontare le sue storie mentre parallelamente è iniziata la frenesia di avviare una indagine sui rapporti fra lui e i suoi personaggi e fra i suoi personaggi stessi al di fuori degli intrecci delle sue trame.
In questo “Vestire gli ignudi” ho da sempre sentito, come un sentimento sotterraneo, la Pietà ma sono sempre stato nel dubbio se di Pietà si trattasse o di turba psichica.
E se da un lato mi atterrisco dinanzi all’intreccio sado-maso di parole e di sangue e al dilaniare che i personaggi fanno di lei, della vittima consacrata- tutti addosso a lei come cani ad azzannarla- dall’altro mi incuriosisce la scoperta della necessità forte , anche da parte dei laidi, di ergere un muro a protezione sua.
Poi anche coloro che lo hanno eretto, questo muro, saranno pronti a dilaniarla.
Ed anzi il muro lo hanno eretto apposta.
E i più pericolosirisultano quelli che in apparenza volevano proteggerla perché sono quelli che hanno bisogno non di ucciderla ma di succhiarne avidi il sangue rendendo infinita nel tempo la sua fine.
Così sempre mi è apparso malato sul piano psichiatrico il rapporto fra il vecchio scrittore Lodovico Nota ed Ersilia conoscendo soprattutto il travaglio che legava Pirandello alla nascita dei suoi personaggi.
Paura di lasciare loro quella autonomia che reclamano perché possono alla fine rivelarsi “vili mastini” e rivoltarsi contro lo stesso scrittore che loro ha dato la vita.
In questo caso lo scrittore è anche un protagonista della storia, quasi al contempo dentro e fuori di essa.
In ogni caso tutto accade come dentro una serie di flash onirici di estrema violenza, scanditi da ritmi serrati e da una recitazione che più che moderna oserei definire metropolitana.
Scelta questa che, se da un lato rischia di risultare contrastante con la classicità della lingua pirandelliana, altissima ed antica, dall’altro si tinge di connotazioni fortemente emozionali e suggestive.
E sarà questa scelta, crediamo, disgregante della recitazione classica, insieme alla natura talora rarefatta dell’immagine, a creare quei moduli narrativi “non reali” per noi imprescindibili. Info e biglietti: Spazio Mtt, via San Longino 1 - tel. 0376 363079 biglietteria aperta presso il Teatro Sociale un'ora prima dello spettacolo
02.02.2009 - MANTOVA TEATRO presenta FOIBE ROSSE al Teatro Sociale
Martedì 17 febbraio 2009
Teatro Sociale
Ore 21.00
Accademia Teatrale Campogalliani
FOIBE ROSSE
vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel 1943
di Frediano Sessi
adattamento e regia Aldo Signoretti
costumi Francesca Campogalliani
colonna sonora Nicola Martinelli
direzione scenica e luci Giorgio Codognola
con C. Soldà, F. Caprari, R. Avanzi, T. Faberi, F. Campogalliani, L. Sartorello, A. Flora, F. Finazzer, P. Soncini, S. Bonisoli, G. Valle, S. Palmierini, D. Fusari, G. Gorreri, E. Spagna, A. Purificato, P. Sarzola, R. Bonfiglio, I. Scaietta, M. Zolin
Scrive Frediano Sessi:
È difficile raccontare per grandi linee i momenti storici complessi che hanno determinato il contesto in cui si svolsero questa e altre disgraziate vicende, senza dimenticare le tante strumentalizzazioni che si sono susseguite in questi anni e che hanno finito col rendere difficile il racconto della verità, lasciando amarezza e stupore in gran parte dei protagonisti.
Quando fu gettata nella foiba di Villa Surani, Norma Cossetto non era più solo una figlia, una sorella, una futura sposa e madre, ma anche, perché donna, il simbolo per eccellenza dell’intera società italiana d’Istria. Un simbolo che occorreva distruggere e infangare, per vincere.
Un mezzo per umiliare il nemico e cancellarne la potenza rigeneratrice.
Info e biglietti: Spazio Mtt, via San Longino 1 - tel. 0376 363079 biglietteria aperta presso il Teatro Sociale un'ora prima dello spettacolo
20.01.2009 - GABBIANO-IL VOLO di Cechov per MANTOVA TEATRO 2008-2009
Giovedì 29 gennaio 2009, ore 21
Teatro Ariston - Mantova
Teatro Stabile delle Marche e LeArt’
GABBIANO – IL VOLO
da Anton Čechov
uno spettacolo di Leo Muscato
Elena Arcuri, madame attrice
Andrea Pinna Kostia, suo figlio
Deniz Ozdogan Nina, una Musa
Andrea Collavino uno scrittore
Simone Luglio un uomo, amministratore
Francesca Cutolo una donna, sua moglie
Vincenza Pastore Mascia, loro figlia
Rufin Doh un dottore
Alex Cendron un maestro
Barbara Bedrina una serva
drammaturgia e regia Leo Muscato
scene e costumi Carla Ricotti, Barbara Borgolotto
arrangiamenti musicali Elena Arcuri
disegno luci Alessandro Verazzi
L’arte del teatro, con la sua forza capace di generare grandi passioni e laceranti contrasti, diventa protagonista in Gabbiano - Il volo, l’originale versione che LeArt’ e Teatro Stabile delle Marche fanno de Il gabbiano di Anton Čechov, in scena giovedì 29 gennaio al Teatro Ariston di Mantova per la stagione di prosa di Mantova Teatro 2008-2009, organizzata dalla Fondazione “Umberto Artioli” Mantova Capitale Europea dello Spettacolo su incarico del Comune di Mantova. Lo spettacolo è in collaborazione con Regione Lombardia – Circuiti Teatrali Lombardi.
Gabbiano – Il volo è il terzo capitolo del progetto Ri-Scritture, ideato dal giovane ma già molto apprezzato regista Leo Muscato che, grazie a questo progetto, si è aggiudicato il Premio della Critica 2007 come Miglior Regista assegnato dall’Assocazione Nazionale Critici Teatrali. Prima del testo di Čechov ha affrontato con successo di pubblico e critica Shakespeare e Ibsen, mettendo in scena Romeo e Giulietta – Nati sotto contraria stella e Casa di bambola – L’altra Nora. Con Gabbiano – Il volo Muscato lavora su uno dei testi più rappresentati al mondo, epurandolo da ogni riferimento spazio-temporale ed estrapolando il tema del conflitto culturale tra generazioni per costruire un percorso metateatrale che vuole parlare del teatro di oggi, della necessità di farlo e di vederlo.
In un luogo non identificato, in una dimensione piatta e molle, vive e si muove pigramente una piccola società fatta di parenti, amanti e figure di passaggio, che portano con sé passioni e conflitti interiori ed esteriori. Ognuno ha la sua diversa visione del mondo, che si riflette con efficace simbolismo nei diversi approcci dei personaggi al teatro; visioni che si confrontano generando scontri durissimi. In questa dimensione fiacca, dove c’è chi si abbandona alla grigia pigrizia e chi, invece, tenta ancora uno scatto contro l’appiattimento e l’azzeramento dell’esistenza, il teatro ha per ognuno dei personaggi un valore diverso: è evasione, sogno, auto-celebrazione, lavoro logorante, illusione. Chi, con il potere della tradizione, detiene il controllo della politica culturale, come i vecchi mestieranti Arkadina, attrice, e Trigorin, scrittore, si scontra con chi cerca di scardinare le regole consolidate per aprire nuove visioni dell’arte: i giovani, primo fra tutti l’aspirante drammaturgo Kostja. E’ l’eterno conflitto tra giovani e vecchi, rinnovamento e conservazione. Il simbolo è nel rapporto tra madre e figlio: l’Arkadina, la tradizione, e Kostja, l’innovazione. Kostja, ha poco più di vent’anni e vive un conflitto enorme: sente di avere un talento smisurato, crede che il teatro abbia bisogno di nuove forme e lui sente di possederle. Quando si è giovani e si hanno tante domande che affollano la mente, si ha anche bisogno di qualcuno che dia delle certezze. Kostja, davanti a sé ha risposte contrastanti: la ragazza che ama e che considera la sua Musa gli dice che nei tuoi testi non c’è vita, sua madre che non è in grado di scrivere nemmeno una stupida farsa da quattro soldi. Di contro, un uomo che ha appena visto un suo lavoro gli dice che lo spettacolo gli è piaciuto moltissimo e lo invita a continuare a scrivere. A chi credere? Kostja è giovane, eppure parla con la consapevolezza di un grande maestro. Ma il teatro tradizionale, con i suoi rappresentanti non crede possibile che la giovinezza possa essere sposa della sapienza. La frattura tra generazioni e tra chi ha il potere e chi non l’ha ma vorrebbe averlo non si limita allo spazio della cultura, ma invade anche la sfera dei sentimenti. I personaggi čechoviani amano sempre le persone sbagliate, quelle che non possono rispondere, che non possono accettare.
Čechov, innovatore del teatro che si pose contro le convenzioni criticando la forma drammatica tradizionale testimoniava con il suo Il gabbiano la necessità dell’innovazione, ma anche la difficoltà di mantenere la forza delle idee nuove, senza cedere alla tentazione del convenzionale, di ciò che è facilmente accettato. Con la sua coraggiosa riscrittura Muscato, ora, vuole stabilire una linea di continuità con il pensiero innovatore di Čechov e rinnova la capacità di essere “di rottura” che aveva il suo testo quando fu proposto, tra le critiche, alla fine dell’Ottocento.
Gli attori della piéce sono stati scelti nel corso di un laboratorio itinerante in tutta Italia. Sono volutamente di nazionalità e razze diverse e ognuno rappresenta un’eccellenza in un genere teatrale differente: prosa, teatro danza, clownerie, canto lirico.
Biglietti: 15 euro intero platea; 6 euro ridotto studenti (solo in prevendita). Prevendita senza maggiorazione presso Spazio Mtt (via San Longino 1/b, Mantova, tel. 0376.363079, mantovac@capitalespettacolo.191.it), aperto da lunedì a sabato dalle 15 alle 19. Giovedì e sabato anche dalle 10 alle 13. Vendita on line su www.ticketone.it.
Biglietteria in teatro aperta un’ora prima dello spettacolo.
Info: Fondazione “Umberto Artioli” Mantova Capitale Europea dello Spettacolo, numero verde 800.085992, fondazione@capitalespettacolo.it
14.01.2009 - MANTOVA TEATRO presenta RICCARDO III di William Shakespeare
lunedì 19 gennaio 2009, ore 21
Teatro Sociale - Mantova
COMPAGNIA TEATRI POSSIBILI
RICCARDO III
di William Shakespeare
regiaCorrado d’Elia
assistente Luca Ligatoscene e costumi Francesca Marsella luci Alessandro Tinelli fonica Federico Di Stefano
con Marco Brambilla, Alessandro Castellucci, Monica Faggiani,Valeria Perdonò, Bruno Viola
Immagine stessa della malvagità così come lo vedeva Shakespeare, crudele e spregiudicato al punto da suscitare una certa attrazione, una sorta di “fascino nero”. E’ il famigerato sovrano inglese Riccardo III, entrato nell’immaginario popolare così come lo disegnò William Shakespeare nella sua opera omonima, il protagonista dell’ultimo lavoro della Compagnia Teatri Possibili, diretta dal celebre regista Corrado d’Elia. Riccardo III andrà in scena al Teatro Sociale di Mantova lunedì 19 gennaio alle 21, per la rassegna Mantova Teatro 2008-2009, la stagione di prosa promossa dal Comune di Mantova e organizzata dalla Fondazione “Umberto Artioli” Mantova Capitale Europea dello Spettacolo. In collaborazione con Regione Lombardia – Circuiti Teatrali Lombardi.
“Il mio regno per un cavallo”. E’ questa la battuta più celebre attribuita a Riccardo III. Un’affermazione che, vera oppure solo leggendaria, dice tanto dell’indole controversa del sovrano inglese vissuto tra 1452 e 1485. Spregiudicato, ostinato fino alla follia, ma anche indiscutibilmente e irresistibilmente carismatico. E’ per questo che, pur non comparendo in scena ma manifestandosi solo come presenza vocale, il Riccardo di Corrado d’Elia riesce comunque a farsi centro nevralgico di tutta la rappresentazione, una calamita dalla quale i personaggi sono irrimediabilmente attratti e dalla quale sono dominati. E’ Riccardo il calcolatore, il traditore, il cospiratore sanguinario che tesse la trama della narrazione e quella della Storia. E’ lui che incombe sulle vite di chi gli sta attorno imponendo il suo disegno malefico, come un deus ex machina che governa il succedersi degli eventi.
L’opera di Shakespeare narra la vertiginosa ascesa al potere di Riccardo, incoronato re d’Inghilterra nel 1483. Una sottile rete di intrighi lo porta a questo risultato. Nel dramma shakespeariano il malvagio Riccardo, alla morte di re Edoardo IV, usurpa il trono facendo rinchiudere il suo stesso fratello, legittimo erede al trono; sposa la donna di cui ha ucciso marito e padre e alimenta una lunga scia di sangue ogni volta che qualcuno si frappone tra lui e il suo progetto di potere. Contro l’usurpatore al trono si schiera il conte di Richmond, Enrico VII d’Inghilterra, che lo affronta nella battaglia di Bosworth Field. Riccardo III è l’ultima opera - dopo le tre parti di Enrico VI di cui è la continuazione - che compone la tetralogia teatrale che Shakespeare dedicò alla storia inglese.
Corrado d’Elia, audace sperimentatore e rivisitatore del teatro shakespeariano, traspone il testo in una dimensione visionaria, realizzata attraverso una scenografia praticamente inesistente, straniante e cupa, che riflette l’oscuro della storia e del suo protagonista. I gesti degli attori sono meccanici, le luci fluorescenti, i suoni elettronici. Non mancano improvvise incursioni di contemporaneità, come squilli di cellulare e jingle pubblicitari. E il protagonista diventa, così, una presenza quasi surreale e onirica. Riccardo è l'incarnazione del male, che programma, ordisce, tesse trame e con parole sapienti, convince, seduce ed uccide. È una mente diabolica assetata di potere e di gloria, un calcolatore spregiudicato che desidera tutto oltre ogni umana decenza e ogni pudore. Riccardo è una voce, un sogno, il gioco estremo, luci psichedeliche, desideri e morte. Riccardo è il grande virus, che muove e conduce il gioco, manovra il joystick di un videogame dove tra led luminosi e luci impazzite, personaggi onirici e pedine fluorescenti compaiono, si trasformano e spariscono all'intero del perimetro stabilito di una magic box. Lo spettacolo è la naturale conclusione stilistica e di progetto del ciclo shakespeariano prodotto dalla Compagnia Teatri Possibili con la regia di Corrado d'Elia. Cinque spettacoli (Otello, Romeo e Giulietta, Macbeth,Amleto e appunto Riccardo III) che sono per caratteristica visionari e immaginifici, veloci e appassionati e che hanno come base stilistica il rapporto tra la parola e l'immagine.
Regista, attore e organizzatore teatrale, Corrado d’Elia è ideatore e fondatore del Circuito Teatri Possibili. Dal 1998 è direttore del Teatro Libero di Milano. E’ condirettore dei Teatri Everest di Firenze e Teatrozeta di L’Aquila. Nel 2002 ha vinto il premio Hystrio - Provincia di Milano.
Biglietti: Prevendita senza maggiorazione presso Spazio Mtt (via San Longino 1/b, Mantova, tel. 0376.363079, mantovac@capitalespettacolo.191.it), aperto lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 15 alle 19, giovedì e sabato anche dalle 10 alle 13. Vendita on line su www.ticketone.it.
Biglietteria in teatro aperta un’ora prima dello spettacolo.
07.01.2009 - MANTOVA TEATRO 2008-2009 - MARTEDì 13 GENNAIO - TEATRO ARISTON, ORE 21
martedì 13 gennaio - teatro ariston, ore 21
teatro stabile di brescia
le belle bandiere
HEDDA GABLER
di Henrik Ibsen
Regia di Elena Bucci
con la collaborazionedi Marco Sgrosso
Progetto ed elaborazione drammaturgicadi Elena Bucci e Marco Sgrosso
disegno luciMaurizio Viani - costumiUrsula Patzak
con
Elena Bucci, Maurizio Cardillo, Roberto Marinelli, Salvatore Ragusa
Giovanna Randi, Marco Sgrosso, Elisabetta Vergani
Piero Gobetti descrisse una volta il teatro di Ibsen come "l'itinerario dell'eroe in cerca del suo ambiente". Prima l'eroe ibseniano grida la sua originalità con un tono di voce troppo alto. Poi si fa discreto, scopre il silenzio, e raggiunge nel dramma la sua serenità e il suo equilibrio: "la tragedia non è più l'eccezione ma la vita di tutti i giorni". Allora i drammi della maturità ibseniana, diceva Gobetti, troveranno una "lucidità fantastica, quasi di sonnambulo che può dire parole fatali con indifferente serenità". Bisogna espiare "la retorica, la sopravvalutazione di se stessi". Bisogna che la satira del mondo borghese si raffini e che lo sdegno si faccia sereno.
Cesare Garboli, Roma 10 aprile 1975
Il rumore della folla mi spaventa...io non voglio trascinare la mia veste nel fango della vita, ma in abiti di festa aspettare il giorno dell’avvenire.
Henrik Ibsen
Siamo in un ambiente apparentemente tranquillo, una grande villa allestita secondo i canoni del paradiso borghese: agi, comodità, fiori recisi, il pianoforte, una collezione di pistole, un grande ritratto del padre di Hedda, il generale Gabler.
Anche il paesaggio umano sembra confortante: una coppia appena sposata con un promettente futuro, una zia premurosa, un assiduo amico di famiglia, un uomo di genio che torna alla rispettabilità e al lavoro, dopo una vita dissipata, ispirato dalla dedizione di una donna. Ma nell’arco di tempo di due giorni, separati da una notte inquieta, scopriamo che niente è quello che appare nella fortezza che si fonda sulla solidità dei beni materiali e sull’uso di maschere e convenzioni, confidando che possano proteggere dalla paura, dai sentimenti, dalla noia, dalla morte. I soldi non bastano, l’amore non c’è o viene eluso, si scatenano invidie e rivalità, tornano a bruciare passioni che sembravano domate dalla ragionevolezza e dal buon senso.
Per ben due volte risuona la battuta ‘queste cose non si fanno’: non si dà scandalo, non si dice la verità, non si vive secondo il proprio sentire, non si incrina l’immagine del decoro, non ci si suicida, non si muore.
Lo spazio scenico cerca di fare sua la spietata sincerità del teatro: non c’è nessuno degli oggetti nominati, nessuna villa, nessun salotto. Ci sono otto sedie e, disegnati a terra, forme di quadrati concentrici che diventano labirinti, schemi di gioco, traiettorie per pedine, corridoi spalancati su un esterno che non si ha la forza di affrontare.
In questo olimpo per dèi mortali non si fa che attendere una soddisfazione futura, e nella noia spesso dichiarata che procura questa attesa sotto anestesia e senza gusto, la vitalità si rifugia nel gioco del ‘parlare’, distillato in partite crudeli che misurano il potere di uno sull’altro, secondo un codice raffinato ed ipocrita.
I dialoghi, spesso a due, a volte a tre, quasi includessero a tratti un arbitro mai imparziale, sembrano svolgersi in una casa trasformata in elegante ring.
Questi personaggi, così vicini per immagine e modi alle vecchie fotografie dei nostri album, rivelano nel duello una dimensione che li avvicina per un attimo ai miti delle grandi tragedie o dei racconti popolari, ma si ritraggono poi nel momento dell’azione decisiva che li trasformerebbe, se non in eroi, almeno in protagonisti della loro stessa vita.
Si vorrebbe allora vederli da bambini, per scoprire in quali intrecci del destino si siano persi i loro sogni.
Siamo immersi in una moderna tragedia commedia per non eroi, ma Ibsen, con intelligenza, consapevolezza ed ironia, riesce con grazia a farci sorridere, proprio mentre ci rivela che questa grande villa dove non c’è posto per la vita e non c’è posto per la morte, pur immaginata nel 1890, è ancora la nostra.
Informazioni e Biglietteria:
Spazio Mtt, via San Longino 1 Mantova - tel 0376 363079
Apertura della biglietteria in teatro un'ora prima dello spettacolo